Sono una scultrice che dipinge

Ho guardato a fondo la mia opera e mi sono resa conto della centralità della materia e della tridimensionalità nel mio lavoro.

Impasto, modello.

I pigmenti  è come se fossero argilla.  Uso il colore così come esce dai tubetti. Solo in un secondo momento uso i pennelli. Dipingo con la visione di una scultrice e il fuoco interiore di una filosofa. Per questo ho iniziato il racconto dell'origine dal fuoco, della memoria del fuoco.  Fuoco che è plasma, ma origina forme e materie solide. Quest'arte è il mio corpo a corpo con la vita, è la lotta tra la presenza e il desiderio di abbandono, tra la lucidità e la febbre. Negli abissi dei pensieri raccolgo forme, creature. Guardo le mie tele come se fossero esseri viventi.  Devo dare a qualcuno o a qualcosa ciò che sono, altrimenti che ne sarebbe di me? Nel darmi avrei infine una testimone di me stessa.  Contatto  l'energia circostante, è una  poetica delle vette e dell'abisso. Dipingo scultura, se è vero che l'atto di vedere ha una forma.  Vedo superfici ampie, scurissime, del nero più profondo, ampiezze che potrebbero essere l'immagine stessa del tempo. Buchi neri e diverse densità sature di misteri e millenni di universo. Ecco, da queste superfici faccio emergere forme. Inizio a scavare, in me, negli altri, nei paesaggi, in una sfumatura. Quel buio rivela. Rivela la luce. Nulla, nulla al mondo può rivelare la luce se non il buio. La luce nasce dall'oscurità. I miei fiori e le mie forme mostrano venature, ferite, stratificazioni, senza nascondere i segni del tempo e del dolore. Sto cercando di scendere, scendere verso l'origine verso la verità pura della materia e dell'energia vitale.    

Per me dipingere non è hobby o tempo libero: è una necessità, è un'esperienza catartica, viscerale, liberatoria. Mi permette il rilascio del controllo, lascio che il colore fluisca e vada verso percorsi autonomi che richiedono l'abbandono, la fiducia. Cerco anche di lasciare un segno strutturato e tangibile. Sono in dialogo profondo.