Questo è uno spazio particolare, un "teatro anatomico" dedicato a pensieri e annotazioni, un’area di riflessioni e micro‑prelievi di vissuto. Cercherò di essere costante, depositando qui ciò che scorre in profondità, come si annotano variazioni di tessuto o mutamenti di colore nell'arte medica. In analogia con il linguaggio anatomico, pratico una dissezione trasversale dei miei pensieri e dei miei stati d’animo: li apro in sezione, ne osservo gli strati, li descrivo come fibre, membrane, margini. È un tentativo di autoanalisi costruttiva e, forse, trasformativa , per comprendere la mia struttura interna mentre la espongo, come un organo che finalmente accetta di essere guardato e si rivela in tutta la sua pienezza.