Questo è uno spazio particolare, un "teatro anatomico" dedicato a pensieri e annotazioni, un’area di riflessioni e micro‑prelievi di vissuto. Cercherò di essere costante, depositando qui ciò che scorre in profondità, come si annotano variazioni di tessuto o mutamenti di colore nell'arte medica. In analogia con il linguaggio anatomico, pratico una dissezione trasversale dei miei pensieri e dei miei stati d’animo: li apro in sezione, ne osservo gli strati, li descrivo come fibre, membrane, margini. È un tentativo di autoanalisi costruttiva  e, forse, trasformativa , per comprendere la mia struttura interna mentre la espongo, come un organo che finalmente accetta di essere guardato e si rivela in tutta la sua pienezza. 

TABULA I

Scrivo perché ne ho bisogno. Immersione nel proprio mistero. Scrivo per far esistere ed esistere. Tremante identità. 

Cerco un'alleanza tra l'astrazione e la carne,la filosofia e il sangue.

Rade pennellate sulla Vita, la Morte, il Dolore, l'Eternità...  

Cicatrici: la vita mi ha scritta in caratteri viventi

Cos'è allora un corpo vivente? Lo studio della Medicina non riesce ad esaurirne il mistero. Dov'è la verità? Alexis Carrel diceva che molto probabilmente i nostri confini anatomici sono un'illusione: è in questo senso che devo orientare la mia indagine?

Ho una visione ricorrente in una foresta notturna, nel mio sistema nervoso profondo. Non so se è un delirio, una realtà o semplicemente uno stato dell'essere. Inizio a correre. Corro per inseguire la bestia, l'animale selvaggio. All'inizio la inseguo, conosce sentieri che avevo dimenticato.  Corsa lunga, spezzata, cambi di fiato. Corro per otto ore. Dolore iniziale, poi liberazione. Si apre qualcosa, una fenditura dal torace. La distanza tra noi diminuisce. Durante la corsa mi sono trasformata.  La bestia, l'animale selvaggio sono io. La bestia è me. Visione dall'interno.  Io sono la bestia che inseguo.
Io sono l’animale selvaggio. Io sono la creatura che mi trasforma mentre la rincorro.

TABULA II

Quando sentivo amore, quel sentimento, così forte potente e vivo ,che fosse amore per un paesaggio, una realtà, una persona, non lo sapevo sopportare. Era troppo. Troppo intenso, troppo vero. Si trasformava in angoscia, ansia profonda.  A poco a poco mi riconcilio col significato e con la paura. Vortice della creazione.

TABULA III

Questi giorni di mostra sono stati intensi, lucenti, trasformativi. Anche feroci, anche crudeli.
Una donna mi ha detto che il mio quadro Respiro la soffoca.
Ci sono rimasta di merda.
A tanti è piaciuto, forse lo venderò, forse no. È il quadro che ha colpito di più, eppure quel commento mi ha spiazzata. Ora dopo un po' di giorni la ringrazio. Perché sono i colpi che fanno crescere, che costringono a respirare più a fondo.
Il secondo giorno ho incontrato un giovane musicista fiorentino. Tutta la mostra vale quell’incontro.
Non so come si chiami, so solo che era bellissimo, con un’eleganza che non si può spiegare. Abbiamo parlato della società, di come metta in difficoltà chi sceglie un percorso più personale, più proprio, fuori dai tempi e dai modi prestabiliti. È stato lo scambio più intenso che abbia avuto. Mi ha detto: non dobbiamo tralasciare i sentimenti,la vita creativa. "Tu ci sei riuscita". 

Questa mostra mi espone, mi mette in dubbio, mi ferisce, mi apre, mi manda in crisi.
Ma mi rende, definitivamente, viva.

TABVLA IV

De profundis