Ho dipinto questi fiori alla Verna, mi ci sono ritirata per studiare, ma soprattutto per avere accesso a una vita più profonda,tenera sorgente d'amore, di sguardo e visione, che spesso, immersa nella fretta, nel caos, nelle urgenze e nelle necessità quotidiane non riuscivo più a sentire. 
Amo la compagnia degli altri, mi arricchisce, mi fa crescere davvero, ma poi ho bisogno della mia solitudine.  
Sono gelosa della mia solitudine e in questo profondo silenzio qualcosa accade, inizio ad esplorare,a guardarmi dentro, a guardare i miei sentimenti che non sono altro che i miei pensieri.

È un ciclo botanico interiore. Sono fiori che nascono da uno sfondo nero che io stessa ho dipinto. Sento in questo periodo che il nero è la mia ampia superficie libera,la mia tessitura di vita. Il nero che è caos, buio , disordine ,nero che è anche paura e proprio per questo in realtà strato fertile e fecondo. I fiori sono lampi di luce che si sottraggono a questa oscurità , ma senza di essa non potrebbero essere vivi, principio ontologico,non potrebbero esprimersi. Le venature delle foglie ricordano vasi sanguigni (pulsazioni ed emozioni umane) mentre i centri dei fiori sono nuclei di energia pura o squarci emotivi. Questi fiori sono sensazioni, istanti , forze che si liberano. I loro petali sono portali,annuncio di altari e il loro inverdire ha un tono come se fosse il ciclo tra la vita e la morte,intensità di crepuscolo. È un tutto amplificato da un silenzio di cose perse ,specchi,cose create.