Il mio approccio all'arte

L'istinto guida.  

L'istinto è la mia guida

Quando dipingo, uso quello che trovo, seguendo il puro istinto. Non mi limito a tecniche specifiche. Gioco col mio riflesso: permetto alla mia intuizione di dirigere il processo creativo che può durare un minuto o tre ore. La pittura non è necessariamente in una tela. Esco dalle tele spesso. Vago per il mondo e per i secoli, passati, presenti, futuri. Le tele sono solo impressioni, istantanee di processi molto più lunghi che maturano in profondità, lavorano, scavano. Processi, volontà profonde che lavorano faticosamente, lentamente. Sento cose così belle che neanche capisco, non traducibili in pensieri "razionali". Inoltre, uso le parole per dipingere, condizione-cosa, uso pensieri, stati d'animo, emozioni, sentimenti, consci o inconsci: per me, non c'è distinzione tra pittura e scrittura, poiché entrambe sono forme d'arte intrinsecamente connesse e libere da convenzioni. Sul fondo c'è sempre terra e qualcosa di verde, scintillante, redentore.

Espressione viscerale, eccesso di libertà: arte è passaggio dall'io-me all'io-mondo. Disarmo. Intensità frontale. Sincera. 

Sono viscerale. Le mie opere sono un'espressione cruda e autentica di emozioni e di esperienze. Non mi ispiro a movimenti o artisti specifici in modo tradizionale, ma piuttosto attingo da un'energia interna che si manifesta sulla tela o attraverso le parole, la chiamo madre o musica d'organo. Flusso. Il Sè. Quasi come se smettessi di "civilizzare" la mia vita e mi ricongiungessi a un'origine e a una fine più pure e autentiche. Non recito. Mi emancipo dai personaggi e dai ruoli che sono costretta a recitare nel quotidiano.  Ognuno di noi è un po' vittima del proprio ruolo nello scambio, nell'interazione con gli altri esseri. Ecco, quando dipingo annullo ogni ruolo. La sensazione indefinita e inspiegabile e pura e anima del mondo. Cosa sappiamo in fondo dell'anima del mondo?

Scivolano via le maschere, le aspettative, le identità che gli altri mi cuciono addosso.

Dipingo da sola, perché solo nella solitudine posso affrontare il corpo a corpo con chi sono davvero. Un ragazzo una volta mi chiese di dipingere davanti a lui. Era certamente una richiesta dolce, tenera, ma sentii il vecchio meccanismo, mi chiusi: dovevo tornare a essere qualcosa per lui : amicizia, conoscenza, ragazza che gli piace. Non ero più io. Ero la sua proiezione.  Capii che non potevo creare così. Io non posso creare così. Io devo essere vis a vis, lotta a lotta, respiro contro respiro con me stessa. Devo buttare giù tutte le maschere, anche quelle che non so di indossare.

Buio, silenzio, la mia incubazione.

Prima devo sprofondare.

Devo lasciarmi decomporre e ricomporre dal mio stesso sistema.

Mi immergo nella natura, nel silenzio: lì il processo si prepara. Sono ossessionata dalla natura e dal silenzio: sono le mie camere oscure.

Eppure a cose fatte, esporre l'opera è vitale quanto il processo creativo stesso. Le opere nate nel buio devono vedere la luce per completarsi. Prima però attraverso la mia notte. Comunicare è necessario per lasciare che ciò che ho generato nel silenzio trovi altro respiro e altro corpo.

Non siamo mai completamente noi stessi, non siamo mai completamente soli. Voglio essere sola davanti ai miei sentimenti per capire cosa davvero proviene da me e cosa mi è stato insegnato o proiettato. E lo divento solo quando dipingo. Quando dipingo sono emotivamente nuda. Questa è la mia tecnica: il disarmo.

 

L'arte come libertà

L'arte deve liberare,comunica solo se è vera, sincera, non filtrata. Il processo creativo non può rinchiudersi in una gabbia o in una tecnica. Ogni opera è un invito alla libertà espressiva, a superare i confini e a riconoscere il potere illimitato della creatività.